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Cesare Battisti un rifugiato politico?

Caro Presidente Lula,
uomini grandi, che per cognome fanno Battisti, in Italia ne abbiamo. Uno di loro - proprio in quegli anni così violenti in cui lo stesso nostro "rifugiando"( e al di là del neologismo sarebbe forse piu' appropriato dire :ergastolano mancato) agì - allietava i cuori e le menti di tanti giovani svuotandoli così dell'odio che, come fumo denso, impregnava ogni luogo di questo nostro paese. Riporto proprio qui, in questa lettera aperta, l'estratto dell'ultima opera di questo grande artista, che di nome fa Lucio e che il mondo ci invidia:

Chi di noi il governato e chi il governatore
son fatti che attengono alla storia.
Chi fosse la provincia e chi l'impero
non è il punto:
il punto era l'incendio.

Hegel Battisti-- Panella 1994


Mi permetto di dare un'interpretazione personale e per questo piu' o meno condivisibile. Se anche il "rifugiando" Battisti - quello che si trova oggetto di un bizzarro e assurdo contenzioso - fosse per davvero l'uomo dai grandi ideali politici in pericolo di vita nel nostro paese, dal momento che questi presunti ideali hanno dato come risultato qualcosa per niente presunto come la morte, la disperazione e il dolore che ancora oggi si perpetuano nelle vittime, le parole di Lucio Battisti sono lì a dire: non conta chi sei e da che parte stai. Non conta il perchè di un'azione violenta al danno di altri uomini. E' il risultato della tua azione ad avere valore: è l'incendio che va considerato. E qui l'incendio non è del pensiero soltanto, ma è di un pensiero distoro e violento – politico o meno - che si trasforma in azione. Azione armata. E va condannato in nome di tutti i piu' sani principi. 

La nostra Costituzione, comunque la si pensi, è contro l'uso delle armi anche se usate per reali o ipotetici "scopi politici". L'articolo 18, al secondo comma, stabilisce che: "Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare". E che cos'era un gruppo che si chiamava "Proletari Armati per il Comunismo" se non un'organizzazione di carattere "militare" ? 
Rifugiato politico? Non è questo il caso. Il Cesare Battisti che in questi giorni ci fa tanto parlare non è infatti il patriota. L'eroe omonimo. Qui non si discute del Tenente del 6º reggimento della 2ª compagnia del battaglione "Vicenza" , premiato con la Medaglia d'Oro al Valor Militare, per l'eroismo e il coraggio dimostrati nel supremo sacrificio, durante la Grande Guerra, a cui sono state riservate le seguenti parole:

«Esempio costante di fulgido valore militare, il 10 luglio 1916, dopo aver condotto all'attacco, con mirabile slancio, la propria compagnia, sopraffatto dal nemico soverchiante, resistette con pochi alpini, fino all'estremo, finché tra l'incerto tentativo di salvarsi voltando il tergo al nemico ed il sicuro martirio, scelse il martirio. Affrontò il capestro austriaco con dignità e fierezza, gridando prima di esalare l'ultimo respiro: "Viva l'Italia!" e infondendo così con quel grido e col proprio, sacrificio, sante e nuove energie nei combattenti d'Italia»

No, noi stiamo parlando di un altro Cesare Battisti. Uomo colto, certamente, altrimenti non saremmo qui a discutere. E astuto anche. E qui faccio una parentesi. 
Mi permetto un breve riferimento a un altro nostro grande Cesare, che però di cognome fa Lombroso, padre dell'antropologia e studioso che di criminali se ne intendeva parecchio. Non mancano certo contestazioni nei confronti della sua teoria atavica secondo la quale i caratteri somatici possono indicare le caratteristiche umane delle persone. Ma capita di frequente constatare come criminali di vario genere abbiano effettivamente qualche cosa che li accomuna. Naturalmente salvo eccezioni. Le immagini che gli scatti fotografici ci mostrano del"rifugiando" Battisti ci riportano un ghigno. E osservandolo la sensazione non è certo tranquillizzante. La sensazione è di inquietudine, il sentimento che ne scaturisce è di rabbia. Il sapore di quel ghigno è la beffa, quello che si legge è la presunzione di superiorità intellettuale. Forse dovremmo dire:"ideologica". Altrimenti spiegatemi qual'è il fine sociale/ideologico della rapina, del sequestro di persona, del furto, della gambizzazione. 

L'Italia di allora era quella che è magistralmente descritta con un'ironia devastante e tragica nel film Il Belpaese di Luciano Salce, interpretato dal nostro Paolo Villaggio. Le rapine a mano armata e i sequestri erano all'ordine del giorno. Regnava il terrore assoluto. La paura. I commercianti che rischiavano la vita ogni ora del giorno decisero di armarsi anche loro. Per difendersi. Questo puo' essere piu' o meno discutibile. Io odio le armi. Sono per le lotte non violente fermamente convinta del potere delle parole giuste dette al momento giusto. Ma la legittima difesa era e rimane un diritto. E Pierluigi Torregiani prima, e Lino Sabbadin poi, lo hanno esercitato. Quale diritto esercitò Battisti?

Per questi due delitti è condannato come complice e mandante sulla base delle dichiarazioni di un pentito, ed è proprio qui il punto debole al quale i suoi sostenitori si appellano. E' dunque innocente? Lo provi. Ma non dimentichi, chi lo protegge e difende, che i capi d'accusa sono ben 11. Che ci sono le prove. I testimoni. Rapina, sequestro di persona, gambizzazione, furto, banda armata e due omicidi attribuiti materialmente a lui: Antonio Santoro, polizia penitenziaria, e Andrea Campagna, agente della DIGOS. Ad ogni modo, Battisti Cesare, ex-terrorista rimane e non lo nega. E il terrorismo è una forma di guerra civile "estrema", violenta e intimidatoria, che ha l'ambizione di risolvere le tensioni, reali o presunte, della politica. Ed è sempre e comunque da condannare.

L'Italia non è certo il Paese in cui Battisti " il rifugiando" rischia la vita. Non per mano della nostra Giustizia, fin troppo garantista verso i condannati, anche quando colti sul corpo di una donna con in mano il suo cuore spento e sanguinante. E l'ergastolo, parliamoci chiaro, neanche esiste piu' per davvero.

La vita la rischiamo noi tutti, se diamo i messaggi sbagliati. I PAC, di cui Battisti era un esponente, rapinavano a mano armata e intimidivano coloro, forze dell'ordine o privati cittadini, che tentavano di fermarli perchè convinti che, essendo "proletari"( e poveri), avevano il diritto di agire sopra la legge. Con la forza. Ebbene, oggi, in un momento di crisi economica e morale, erigere a "idolo" o "vittima del sistema o della storia" chi si è macchiato di tali crimini, significa dare un messaggio forte e chiaro: "la legge non conta. La legge sono io". E qui "io" non è il buon Gesù. E' l'uomo qualunque che da un istante all'altro si erge a dio, e nel delirio di onnipotenza che noi gli garantiamo, uccide.

Barbara Benedettelli