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Giustizia all'Italiana: il rovesciamento dei ruoli.

Articolo di Angela Ronchini




Alle stravaganti sentenze della Corte di Cassazione gli italiani hanno ormai fatto l'abitudine, ma che le “stravaganze “ escano dalla Terza sezione della Corte d'Assise ,ci prende di sorpresa!

Cosa sarà mai successo? Semplicemente hanno emesso la sentenza nei confronti di Mailat, colui che massacrò e stuprò Giovanna Reggiani, mentre tornava a casa sua a Roma, fuori della Stazione di Tor Di Quinto. Niente ergastolo, dato che il Giudice ha ritenuto la vittima .......colpevole: insomma ha osato opporre resistenza, se non lo avesse fatto, se avesse assecondato l'aggressore, forse le cose sarebbero andate diversamente.

E' uno scherzo? Purtroppo no. Recita la sentenza TESTUALMENTE: “La Corte pur valutando la scelleratezza e l'odiosità del fatto commesso in danno di una donna inerme e da un certo momento in poi esanime, con violenza inaudita, non può non rilevare che sia l'omicidio che la violenza sessuale, limitata alla parziale spoliazione della vittima e ai connessi toccamenti, sono scaturiti del tutto occasionalmente dalla combinazione di due fattori contingenti: lo stato di completa ubriachezza e di ira per un violento litigio sostenuto dall'imputato e la fiera resistenza della vittima. In assenza degli stessi, l'episodio criminoso,con tutta probabilità, avrebbe avuto conseguenze assai meno gravi.” Praticamente ed in termini comprensibili a tutti : se la Sig.ra Reggiani non si fosse opposta, ma si fosse lasciata buona, buona ,picchiare e violentare, avrebbe potuto cavarsela!

In fondo il ragazzo allora 24enne, “ a causa della reazione della vittima non riesce ad averne ragione a mani nude......ciononostante il ragazzo è incensurato,e l'ambiente (sempre questa società colpevole di mezzo) era degradato..... queste circostanze, insieme al dettato costituzionale, secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione, inducono la Corte a risparmiargli l'ergastolo, concedendogli le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti contestate, pur irrogando la pena massima per l'omicidio.”

Che anime candide e pure i giudici! Lavate con Perlana immagino! Che cuori tesi ad alti e nobili fini! La pena deve rieducare, capire, dare una bacchettata sulle mani, ma con dolcezza, un buffetto per farti capire che hai sbagliato, poi, come un bravo maestro, parlarti, farti capire che lo sbaglio è stato grave, che la punizione comminata è solo per aiutarti a non farlo mai più: via due giorni senza internet e il dolore passa, il pentimento arriva e tutti sono contenti. In fondo non è del tutto colpa tua: eri giovane, nervoso, avevi bevuto perché eri arrabbiato con il mondo che né ti capiva né, tanto meno, ti offriva macchine di lusso e agi a buon mercato!Poi “ quella” un'altra che non capiva: perché si è opposta, in fondo volevi solo rubarle i pochi spiccioli che aveva in borsa, a lei che era appena tornata dallo shopping, poi è una donna ed allora non è per lei normale farsi violentare e picchiare, avrebbe dovuto saperlo!. Scherzo, perché non ce la faccio, mi viene da vomitare a dover scrivere ancora di una violenza giustificata, in cui la vittima diventa la causa e quindi la colpevole.

L'anima pura di quel giudice, di cui per compassione non faccio il nome pur conoscendolo,non è nemmeno lontanamente stata sfiorata dal pensiero che quel delitto ha colpito profondamente il paese, ha turbato così tanto Roma, che l'ha costretta a riflettere su la qualità dell'amministrazione Veltroniana, che propinava un controllo sociale che non sapeva né voleva svolgere, preferendo le luci dei festival cinematografici alla lotta al degrado e all'abbandono di intere aree cittadine. Quel giovane incensurato e birichino, coperto di sangue, che ha negato fino all'ultimo la sua colpevolezza, dimostrando di non essere predisposto né al rimorso né al pentimento, che costò la perdita del Campidoglio alla sinistra progressista e multi-etnica, avrebbe meritato una condanna esemplare per non alimentare un riflusso razzista, per non continuare ad inviare il messaggio di un'Italia terra di nessuno, che chiunque può saccheggiare e violare impunemente, tanto c'è sempre un dettato costituzionale ad hoc!

Povera e logora Costituzione, tirata per la gonna ormai vecchia e stracciata, dove mai è scritto che gli italiani debbano abdicare alla propria sovranità e sicurezza in casa propria?

Inoltre è evidente, nelle sibilline parole dei giudici, un sottile e terribile sentimento di “ritorno al passato”: il disprezzo per la vittima, segnatamente il disprezzo per una donna vittima di violenza. Tornano, e fanno paura, le vecchie motivazioni dei processi di stupro: il comportamento della donna violentata! Solo che qui la Reggiani è colpevole di non essersi data, di non aver capito, stupidamente, che quello era solo un ragazzino arrabbiato e molto nervoso, perché aveva dovuto sostenere una lite casalinga, bastava un po' di semplice psicologia da giornale femminile: doveva farsi toccare un pochino, picchiare perché scaricasse la tensione, consegnare i pochi euro nella borsetta, con le ultime forze prima di svenire, dargli una carezza e lasciarlo andare in pace.

Basta, noi donne, noi cittadini,non né possiamo più di questi giudici, di questi dettati costituzionali che, chissà perché, servono sempre a giustificare i colpevoli e mai a salvaguardare le vittime, di questo continuo ricorso alle colpe di una società che non ha diritto mai ad un avvocato difensore. Basta: che i colpevoli siano colpevoli e le vittime vittime, se dobbiamo ricorrere alla pietas che sia per le vittime, se dobbiamo emozionarci sia per loro, che i giudici facciano il loro dovere puniscano chi uccide, massacra ,violenta senza se e senza ma.

In Italia abbiamo bisogno di una Magistratura efficiente, di recuperare il senso delle parole e la responsabilità delle azioni: si cominci a ristabilire con chiarezza che la vittima è vittima e il colpevole, colpevole!