Sono molte le persone animate da una voglia incontenibile di modificare lo stato delle cose. Gente che grida “basta”. Basta con le ingiustizie. Basta con questa assurda perdita di valori essenziali che ci sta divorando. Ora non si parla neanche piu' di buonismo, siamo al lassismo puro. Un prolasso vero e proprio della nostra cultura. Ci facciamo distruggere in tutto e per tutto non solo da chi viene da fuori e ha la ferma volontà di rimanere estraneo al nostro sistema, di fagocitarlo, annullarlo, ma anche dalle nostre stesse cellule malate.
Noi cittadini che rispettiamo lo Stato e le sue leggi chiediamo protezione e certezze. Certezza di poter ricevere garanzie di sicurezza, di libertà dalla sofferenza fisica e psicologica, di libertà dal dolore devastante della perdita improvvisa e violenta di chi si ama, di libertà dalla paura e in ultimo, ma non ultima, chiediamo la libertà di vivere fino a quando Dio, o la natura, lo vogliono.
Oggi invece ci sentiamo tutti prigionieri delle nostre città. Prigionieri di una società che, attraverso i propri errori e il loro mancato riconoscimento come tali, ha reso troppo fragili le mura che la contengono. Mura, lo ricordiamo, necessarie al vivere civile, alla coesistenza di diverse individulità. Mura che non sono affatto limitanti la libertà ma entro le quali le libertà individuali si manifestano e si evolvono nel rispetto reciproco.
Sono troppi i fatti legati al crimine violento che lasciano la sensazione, comune a molti cittadini, di abbandono da parte della Giustizia. Un abbandono verso tutti coloro che nella Giustizia non chiedono"vendetta", sia chiaro. Chiedono equità e sicurezza.
E' necessaria la tanto attesa riforma della Giustizia. E' vitale e necessaria la revisione dei reati e delle pene. Revisione che non deve esulare dall'art.49 ( comma 3) della Carta Europea dei Diritti Umani e che non deve guardare, per la salvezza davvero di tutti, soltanto ai diritti di chi compie il male. Di chi compie il male ma lascia nell'altro, il ricevente o chi gli sopravvive, un dolore che non ha possibilità di sconti, nè indulti, né grazie. Un ergastolo certo e inesauribile. Una condanna alla sopravvivenza eterna.
Se vogliamo davvero eguaglianza, dobbiamo tenere alti anche i diritti di chi quel male lo ha subìto. Il metro primario del giudizio in caso di reati contro la persona non puo' essere la motivazione che spinge il delinquente a compiere un determinato atto, deve essere invece l'effetto che quell'atto ha prodotto. Le cause sono secondarie e troppo spesso aleatorie e arbitrarie. Si parla spesso dell'umanità del pedofilo, dello stupratore, dell'assassino. Ma dov'era quell'umanità nel momento in cui egli compiva, a volte anche ripetutamente, un' azione che si puo' definire universalmente dis-umana? Come possiamo tutelare ed essere tutelati dalla violenza e dalla follia altrui se i diritti fondamentali, i valori primari, i princìpi e le leggi non rispettati non hanno conseguenze eque e definitive? L'umanità di un individuo non muore insieme all'azione disumana che egli compie? La vittima che rimane marchiata nell'anima per sempre e quella che invece muore l'umanità la perde insieme a un'esistenza che mai avrebbe scelto di trasformare in quel modo o di perdere. Tutelare quelle esistenze è il primo obiettivo della Giustizia, della legge perchè è la vita e ciò che essa rappresenta il primo e unico bene davvero importante.
La gente chiede sicurezza. Come puo' esserci sicurezza in un paese in cui i negozianti si chiudono dentro i loro negozi, in pieno giorno, perchè temono per la loro incolumità certi di ricevere, prima o poi, un sopruso. Certi poi, nella disgrazia, di non avere giustizia, consapevoli del lassismo che generalizza e banalizza i diversi reati sminuendo i valori primari e irrinunciabili come quello del diritto supremo: il diritto alla vita? Dove sono la sicurezza, la giustizia, il rispetto per la vita altrui in una città dove una ragazza disabile che percorre le strade con la sua carrozzina è seguita, raggiunta,rapinata,uccisa?
Quello che la gente chiede è legalità. Per questo è importante anche la lotta all'immigrazione clandestina (e sottolineo Clandestina) con particolare riferimento a chi viene nel nostro Paese certo che sarà, qualsiasi cosa compia, impunito. O che, quando viene punito, diventa una sorta di martire della presunta "cattiveria" o del “razzismo” o della “xenofobia” di chi lo costringerebbe a vievere in una cella di pochi metri, occupata da piu' individui.
Solo la legalità puo' garantire davvero sicurezza, ma anche dignità agli immigrati regolari e disposti a una integrazione che tiene conto sì delle diverse culture di provenienza, ma anche delle leggi dello Stato in cui si è scelto di vivere.
Qualsiasi sia la razza o la provenienza, pedofili, stupratori, assassini sono davvero, come alcuni sostengono, vittime di una società corrotta? Sono davvero il frutto della sfortuna, del disagio,delle violenze a loro volta subite?. Ma se fosse cosi', allora il rimedio non sarebbe forse l'uso di una maggiore severità accompagnata da una ferma coerenza? Se chi delinque avesse la certezza inconscia e ben radicata che ad azione violenta segue reazione adeguata ( non necessariamente violenta ma certa e immodificabile come la causa di una determinata azione delittuosa) sono certa che la speranza dell'impunità non sarebbe possibile. Forse non si risolverebbe definitivamente un problema che ha il sapore dell'eternità ma certamente si ridurrebbe notevolmente.
Invece tendiamo sempre a dare piu' possibilità a chi è “colto dal male”, convinti che il male sia un'entità esterna che assale la gente a loro insaputa. Dovremmo invece fermarci un istante a riflettere. Il male è parte di noi e noi ogni giorno scegliamo spontaneamente di negarlo, di trattenerlo, di allontanarlo, o di lasciarne uscire quanto basta per essere di fatto integri, ma senza ledere in maniera abissale chi ci sta al fianco. Il male. Un mistero che non ho certo l'ambizione di risolvere.
Qui si discute di qualcosa che sì, esiste da sempre, ma è molto visibile: la violenza dell'uomo sull'uomo, che solo l'uomo puo' fermare. Invece di fare leggi su leggi - rallentando sempre di piu' un sistema giudiziario vicino al collasso- per garantire tutte le possibilità di difesa a individui che fanno dell' illegalità, del sopruso, della minaccia, un sistema di vita; invece di tutelare individui che agiscono nel male, per il male, con il male, e colti piu' e piu' volte sul fatto, dovremmo cominciare a dare punizioni esemplari a chi compie azioni esemplari. Ma soprattutto dobbiamo indirizzare i nostri sforzi, le nostre intelligenze, i nostri talenti, nel cercare di ridonare valore alle cose di tutti. Diamo valore innanzitutto a ciò che ha valore sopra ogni altro: la vita. E proprio perchè la vita sia un “luogo” del tempo degno di essere vissuto nel miglior modo possibile, cerchiamo di dirottare i nostri sforzi per trovare soluzioni ai problemi sociali di questo nostro meraviglioso Paese. Un Paese che dobbiamo amare perchè solo amando davvero possiamo trovare nell'oggetto del nostro sentimento tutto ciò che di bello e buono esso puo' offrire.
Cominciamo a dare tutti qualcosa. Che sia un talento, un bene, o un'idea che unita a decine di altre idee possa essere il fondamento di un Paese sempre migliore.
Barbara Benedettelli


commissionato all'Istituto Ipr Marketing dal quotidiano La Repubblica, che non è certamente vicino al governo di centrodestra e anzi ne critica i tentativi di riforma in materia di giustizia.