Dovete sapere qual'è il calvario delle vittime della violenza. Dovete sapere che la vita cambia. Che nessuno sconto, nessun premio può modificare lo stato delle cose. Che la condanna, definitiva, o a “tempo determinato” come grazie a Dio è accaduto a questa famiglia, è effettiva, reale, priva di possibilità di sconto. Possibilità che invece chi delinque ha ingiustamente, al di là del pensiero dei garantisti a tutti i costi e dei buonisti .
Giustizia non è un'opinione, giustizia è una necessità, un diritto, un dovere. Un bene comune. Chi sbaglia paghi e se si pente bene, vuole dire che la punizione non è vuota, priva di insegnamento, diseducativa come invece è oggi, a causa di un sistema giudiziario che sa solo premiare. Che non sa distinguere la gravità delle azioni. Che non vuole riconoscere che il male esiste e va arginato.
Barbara Benedettelli
Storia di Antonino Laganà colpito da un proiettile vagante. Il racconto della mamma e del papà.
Cara Barbara ti sto scrivendo per raccontarti la storia di nostro figlio Antonino.Tutto è successo in un pomeriggio, esattamente quello del 6 giugno 2008. Antonino si preparava insieme a suoi compagni a portare in scena il saggio di fine anno intitolato il mondo delle favole . Ma in un attimo, in mezzo a tanti bambini, tuonavano colpi di pistola. Colpi veri. Istantaneamente mi giro per cercare di capire cosa fosse successo. Mi accorgo che qualcuno da sopra una moto aveva sparato e cercava di riprendere la pistola che era caduta a terra. Subito cerco di prendere Antonino. Voglio ripararlo da eventuali altri colpi. Ma mi accorgo che lui è accasciato su se stesso. Ha una piccola macchia di sangue sulla maglietta all’altezza della pancia. Lo prendo in braccio. Lo sollevo. Il suo viso è devastato. Uno di quei proiettili lo ha preso dritto in bocca.
In preda al panico cerco aiuto.Un ragazzo senza aspettare l'arrivo dei soccorsi mi accompagna al vicinissimo pronto soccorso. Lì, constatata la gravita della situazione decidono di trasferirlo nel reparto di rianimazione dell’ospedale Riuniti di Reggio Calabria e si riservano la prognosi.
Premesso che in tutto questo drammatico scenario erano presenti gli altri due miei figli, Francesco 8 anni e Benedette 18 mesi. Durante il trasporto all’ ospedale di Reggio Calabria in ambulanza il cuoricino di Antonino a causa della continua perdita di sangue si ferma per ben due volte.
Arrivati a Reggio e fatti ulteriori controlli viene immediatamente trasportato in sala operatoria per cercare di tamponare l’emorragia e per suturare le varie lacerazioni che aveva in bocca . Il proiettile attraversando il cavo orale aveva spappolato la lingua e le tonsille .
Uscito dalla sala operatoria dopo circa quattro ore di intervento le sue condizioni restavano gravissime e veniva posto in coma farmacologico .Il giorno successivo le sue condizioni restavano stazionarie ma sempre gravi, il dottore mi chiese se avessi voluto stare un pò con lui e ovviamente accettai ,entrai dentro e Antonino percèpi la mia presenza, mi senti parlare, cercai di rassicurarlo dicendogli che la mamma era li con lui e che non l’avrei lasciato solo.
Purtroppo domenica mattina alle 06,00 del mattino le sue condizioni si aggravano e in tarda mattinata ci dicono che ad Antonino durante la notte era sopraggiunta un’ ischemia cerebrale e che necessitava di cure più specialistiche . Potevano essere effettuate solo presso l’ospedale Bambino Gesù di Roma. Bisognava intervenire in tempi stretti, altrimenti non avrebbe superato le 24 ore di vita.
Intorno alle 15,30 Antonino viene trasferito con un’aereo dell’aeronautica militare e assistito da un’equipe medica .Arriva al Bambino Gesù di Roma intorno alle 18,00 vengono effettuati nuovi controlli, poi, stabilito il quadro clinico, ci anno chiamato per esporci cosa stavano per fare.
Ma aggiungendo anche che non sapevano se nostro figlio avesse superato l’intervento chirurgico. Le sue condizioni erano critiche. I medici dissero che se pure fosse andato tutto bene non potevano stabilire i danni che il cervello aveva riportato e le possibili ripercussioni sulla qualità della vita.
Io ricorderò sempre cosa risposi ai dottori: “salvate il mio bambino, se dovrò essere le sue gambe e le sue braccia lo sarò “ .
Intorno alle 20,00 il piccolo entra in sala operatoria. Ne usci' solo alle 00,30. Il dottore che aveva eseguito l’intervento ci disse che era andato bene, ma che a causa della vasta emorragia Antonino avrebbe perso l’uso della parte sinistra del suo corpo. Questo dato però lo avremmo avuto solo con il tempo. E il tempo non passava mai. Ogni giorno era uguale a quello che era appena passato. Cosi fino al dodici giugno quando decidono di svegliarlo per vedere effettivamente se era in grado di respirare da solo.
Grazie a Dio al primo tentativo era andato tutto bene.Nel frattempo gli era stato fatto un altro intervento chirurgico per posizionare in testa un drenaggio del liquor cerebrale.Intanto i giorni passavano e le sue condizioni lentamente miglioravano finche viene trasferito dal reparto di rianimazione al reparto di terapia sub-intensiva. Qui potevamo stare con lui 24 ore su 24.
I primi giorni sono stati terribili. Antonino non riusciva a parlare e noi non lo capivamo. Ma lo stato di salute era buono. Buono fino a che non arriva la febbre alta. Un infezione. Un altro calvario. Interventi chirurgici che si susseguono. Ore interminabili ad aspettare fuori dalla sala operatoria con mille domande nel cuore. Una paura soffocante. Ogni volta 7/8 ore lunghe come tutta la vita.
L’infezione proveniva dai numerosi tubi ai quali era attaccato. Si erano infettati. Si è reso necessario rimuovere il drenaggio esterno e riposizionarlo all’intero del corpo sotto pelle. Scongiurata e debellata l’infezione, il 04 agosto gli viene reimpiantato l’opercolo osseo mantenuto in azoto liquido fino ad allora.
Il 27 agosto viene trasferito presso l’ospedale Bambino Gesu di Palidoro specializzato in neuroriabilitazzione. Ma dopo una settimana Antonino incomincia ad avere una fuoriuscita di liquor dalla testa e di nuovo torna a Roma. Altre cure, altri esami per circa sedici giorni . Una volta superata l’ennesima ricaduta di fatto inizia il ciclo di neuroriabilitazione che dura fino al tre di novembre, giorno in cui dopo cinque mesi di ospedale andavamo a casa. Antonino ritornava dai fratelli ,dai nonni, dagli zii e da tutti i nostri amici che ci erano stati vicini in questi lunghi mesi.
Il 9 novembre alle 10,00 del mattino partiamo dall’aeroporto di Ciampino con un’aereo dell’aeronautica militare insieme all’onorevole Jole Santelli. Una giornata che non dimenticherò mai ricca di gioia e di felicità .
Se ti posso esprimere le sensazioni che ho avuto in tutti questi mesi che sono stata accanto a mio figlio in un’ospedale dove la sofferenze e lo sconforto sono stati i miei nemici. Ogni giorno ingoiavo dei mattoni, “ oggi potrei costruire un palazzo grandissimo” . Mi hanno resa forte la vicinanza dei miei figli Francesco e Benedetta, mio marito e la mia famiglia che non mi ha mai lasciata sola. Come non mi hanno abbandonata le istituzioni .Guardando gli occhi dei miei figli e la loro ingenuità ho imparato a non nutrire sentimenti nè di odio nè di vendetta. Ma chiederò, e chiedo, che sia fatta vera giustizia . Quella Giustizia che oggi lascia a desiderare , ma alla quale ancora io credo.
Tutto questo deve finire , le leggi ci sono ma non vengono applicate nel modo giusto, non sono rispettate. Troppo spesso è tutelato il carnefice invece della vittima, del suo calvario, di chi la ama. Troppi sconti di pena. Troppo buonismo ingiustificato. Ormai ognuno di noi ha la consapevolezza interiore che non si paga mai per quello che si compie. Se invece le pene fossero commisurate al reato prima di delinquere ci si penserebbe due volte. Oggi Antonino, tutto sommato, sta bene. Anche noi stiamo bene. Volgiamo stare bene. In parte cerchiamo di superare tutto cio che è successo , perchè vogliamo dare ai nostri figli tutta la serenità e la felicità che si meritano. Ma non nascondiamo niente di quello che è accaduto.
Vorremmo ringraziare tutti coloro che hanno dato la giusta rilevanza al caso di Antonino ,tutti i giornalisti che ne hanno dato risalto, dandoci la possibilità di gridare a gran voce la nostra rabbia e la nostra richiesta di giustizia. Ma vorrei aggiungere che una volta passata la fase mediatica purtroppo ci si trova da soli a combattere con i problemi. Per fortuna ci sono le associazioni come “Libera” di don Ciotti che ha organizzato a Napoli due giornate in cui potremo dare la nostra testimonianza. Il 20 e il 21 marzo a Napoli. Perchè la gente deve sapere. Noi siamo comunque fiduciosi che si prenderà coscienza in particolare della situazione critica che viviamo ancora oggi noi meridionali. Grazie di averci dato la possibilità di parlarne con rispetto per il nostro dolore e la nostra dignità.

