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Non l'esercito. La magistratura.

Articolo di Angela Ronchini
Dottor Galgano Palaferri

 

Di fronte ad un bollettino di guerra, che è quello della violenza contro le donne, la richiesta di impiegare l'esercito ci sembra giusta, ma non la soluzione!

Non abbiamo bisogno dell'esercito ,abbiamo bisogno della Magistratura!

Abbiamo bisogno di giudici che condannino, di pubblici ministeri che raccolgano prove e lottino per pene severe: vogliamo una vera Magistratura che completi il lavoro di Polizia e Carabinieri, abbiamo bisogno di un “law and order” , per i veri delinquenti, non solo per finire sui media e coinvolgere politici più o meno famosi!

Vogliamo giudici che si occupino in servizio permanente di far chiudere nelle patrie galere i criminali, soprattutto quelli di crimini odiosi come la violenza e gli abusi su donne e bambini, non soltanto di far condannare il Presidente del Consiglio!

Lo stupratore di Capodanno è agli arresti domiciliari, praticamente libero, quelli di Guidonia sono, probabilmente stranieri, quindi scatterà, immancabilmente, la richiesta di integrazione, di solidarietà, si accuserà il Sindaco di Roma, che nulla ha a che vedere con Guidonia Comune sovrano,per strumentalizzare politicamente, in una sorta di perenne campagna elettorale, tragedie umane, frutto di politiche dell'immigrazione selvagge sì, ma figlie della totale assenza del più banale obiettivo di un Giudice: la tutela della vittima, la condanna del colpevole!

La recente sentenza Reggiani, che ha concesso le attenuanti all'assassino perché “nervoso per una lite familiare” e perché il “comportamento della vittima è stata ,in parte, causa del tragico evolversi della violenza, portandola alla morte”, la sentenza Delfino, l'uccisione del Carabiniere in pensione da parte di un condannato per stupro libero perché “, incompatibile con il regime carcerario”, il permettere le affettuosità di Olindo e Rosa,i troppi psicologi figli del sessanttottismo garantista, la continua visione della Polizia come “congrega di torturatori e picchiatori”, che colpevolizzano per partito preso, coma da assoluzione degli autori dei danneggiamenti durante la manifestazione di Milano del Febbraio 2006 in C.so Buenos Aires,la lunghezza dei processi, i patteggiamenti, i riti abbreviati, le luci della ribaltà mediatica, i troppi inutili tavoli per l'integrazione e la solidarietà, le sentenze di Cassazione che giustificano i comportamenti in nome della tradizione culturale, la paura che coglie chiunque debba affrontare il problema giustizia,insomma i troppi “difendiamo Caino e i quasi nulli “difendiamo Abele”, queste sono le cause delle tragedie: la sicurezza del farla franca.

Poche ore , un pentimento simulato e si trova sempre un giudice comprensivo, che ti rimanda a casa tua, ma quel giudice, donna oltretutto, si è domandata se alla vittima basteranno otto ore per dimenticare? Si è domandata se potrà tornare a camminare, parlare, avere fiducia nella vita, lavorare, amare, in poche ore? Chi ascolterà le dichiarazioni di chi lo ha arrestato, che quasi tendeva a giustificarlo (un ragazzo di ottima famiglia, molto scosso per l'accaduto), cosa volete che pensi? Si sente libero di delinquere: in fondo un po' di lacrime , una “sincera” dichiarazione di pentimento e tutto va a posto.

C'è una serie tv americana che recita “se hai l'avvocato giusto il nostro è il miglior sistema giudiziario al mondo!”: da noi non serve l'avvocato, per farsi assolvere bastano i Giudici!

No, non serve l'Esercito, serve la Magistratura!

Serve meno “difendiamo Caino”, e più “difendiamo Abele”!

Le donne di Ladispoli- UpL Liberali nel PdL