IL PETTIROSSO DI GINO PAOLI
Aveva gli occhi come un pettirosso/era una donna di undici anni e mezzo - recita il testo - si alzò la gonna per saltare il fosso/aveva addosso un vestitino rosso. Mentre passava in mezzo a quel giardino/di settant'anni incontrò un bambino/voleva ancora afferrare tutto/e non sapeva cos'é bello e cos'é brutto/e l'afferrò con cattiveria/lei si trovò le gambe in aria/lui che cercava cosa fare/c'era paura e c'era male". Il testo prosegue così: "E il male lo afferrò proprio nel cuore/come succede con il primo amore/e lei allora lo prese tra le braccia/con le manine gli accarezzò la faccia/così per sempre si addormentò per riposare/come un bambino stanco di giocare".
Questo il testo di una canzone contenuta nell’utlimo album di Gino Paoli, non vogliamo soffermarci sulla possibilità o meno di provare pietà per un pedofilo o piu’ in generale per un essere umano. L’aspetto che vogliamo analizzare è legato ai danni generati da una violenza sessuale o, in questo caso, da una tentata violenza sessuale .
Gli aspetti psicologici legati al dramma della pedofilia, sono assai complessi, e andrebbero trattati con estrema cautela, per questo genere di reato infatti non vale la vecchia frase: “bene o male l’importante è che se ne parli” .
Un bambino che subisce violenza sessuale, genera nel suo inconscio una forma di senso di colpa e di inadeguatezza difficili da cancellare. Con la morte dell’aggressore, anziché stimolare nel bambino una forma di pietà, non farà altro che accrescere inevitabilmente il senso di colpa, portando il minore a sentirsi oltre che colpevole e sporco per la violenza subita anche colpevole per la morte del suo aguzzino.
Per capire meglio il problema, vi invitiamo a leggere questa interessante spiegazione fornita da Mariangela Berretti, presidente dell’associazione Aquilone Blu Onlus :
“Gino Paoli forse non sa che il sentimento con il quale devono combattere i bambini per tutta la loro vita anche adulta è il famoso SENSO DI COLPA, solo per questo dovrebbe fare un passo indietro ed ammettere lo scivolone enorme che ha fatto.
Descrivendo nella sua canzone il gesto di pietas della bimba abusata dal vecchio abusante che muore, non ha fatto altro che insinuare che il senso di colpa che i bambini abusati sviluppano E' COSA GIUSTA. Non ha quindi solo fatto un danno enorme a chi cerca quotidianamente di porre un argine sul fenomeno della pedofilia, ma ha aperto uno squarcio nella ferita già sanguinante di molti bambini ed adulti che ogni giorno combattono con quel sentimento di SENSO DI COLPA che è caratteristica principe di chi ha subito abusi. Il testo della canzone parte definendo la bambina abusata una donna di undici anni e mezzo. Undici anni e mezzo corrispondono all’età di una bambina, non certo a quello di una donna , tranne che il Signor Gino Paoli non sia un seguace del mufti d'Arabia Saudita, Abdelaziz Al-Sheïkh.
“Voleva ancora afferrare tutto/e non sapeva cos'é bello e cos'é brutto” Questa frase ci riporta drammaticamente al concetto espresso dall’associazione pedofili danese, nel quale si considera non dannoso un rapporto sessuale tra un adulto e un bambino. Sostengono infatti che il dramma degli abusi sessuali sui minori sia in realtà causato dai genitori, cito testualmente “Le reazioni isteriche di adulti, pur benevolmente intenzionati, possono essere causa di seri problemi psicologici per il bambino che finisce per provare vergogna e sensi di colpa per aver goduto di quanto altri considerano ripugnante” .
Durante la trasmissione “Che tempo che fa” condotta da Fabio Fazio, Gino Paoli ha cercato di dare un senso al testo della sua canzone aggiungendo al danno, la beffa.
L’autore poi rispedisce gli attacchi al mittente, senza mezzi termini: «Le emozioni sono filtrate dalla sensibilità individuale, chi ha una sensibilità sporca svilupperà una risposta emotiva sporca, chi si sente pulito, le vivrà come emozioni pulite». In ultima analisi, conclude Paoli, si tratta di capire che «chi ha buon senso ha sicuramente dato il significato giusto alla canzone, e di chi non ne ha, non me ne frega niente"
Si tratta ora di capire, quale sia il buonsenso, secondo Paoli abbiamo una risposta emotiva sporca e siamo senza buon senso e naturalmente lui se ne frega .
Chi ha avuto secondo Paoli una risposta emotiva SPORCA siamo noi, proprio noi, ovvero quelle associazioni che lottano contro la pedofilia ogni giorno e molti adulti che da bambini sono stati abusati .
“Se incontri Gesù e ti fa una carezza, è normale commuoversi , ma se incontrassi un’orso e l’orso mi facesse una carezza morirei dalla commozione”, con questa frase Gino Paoli, getta altra benzina sul fuoco , e la mente ci torna nuovamente alle parole dei sostenitori della pedofilia i quali sostengono:
tali relazioni possono essere apprezzate da entrambi le parti, dal momento che molti pedofili sono dotati di una speciale pazienza ed abilità a capire i bambini ed il loro modo di pensare. Il pedofilo può insegnare al bambino un gran numero di cose, e spesso è la persona con cui il bambino si confida quando ha problemi.
Il legame sentimentale e la simpatia reciproca che caratterizzano tali relazioni sono spesso più importanti del sesso in quanto tale.
Alla domanda di Fabio Fazio sul perché abbia voluto sviluppare un concetto d’amore puro quale la pietà associandolo al peggiore dei crimini, ovvero la pedofilia, Paoli risponde: “Devi andare a cercare la pietà dove ce ne è bisogno” . Ci scuserà il signor Paoli se la nostra pietà è rivolta ai bambini e non certo a chi abusa sessualmente di loro. Aggiunge poi “ in questo mondo si fa troppo presto a giudicare e condannare ecc, ma non si riesce a mai a cominciare a capire..”
Ci fa immensamente piacere l’impegno di Gino Paoli nei confronti dei carcerati e dei malati di mente, ma vorremmo invitarlo a guardare negli occhi un bambino che ha subito abusi sessuali, a guardare le cicatrici indelebili che un adulto che ha subito abusi durante l’infanzia , porta nel cuore e nell’anima. Cosa dovremmo cominciare a capire? "
Esposto
Il Movimento per l'Italia, attraverso Barbara Bendettelli, responsabile nazionale alle Politiche Sociali, in data 17 febbraio 2009 ha inviato una vertenza all'ONU e ad altri organi ed enti preposti alla salvaguardia dei diritti dei bambini, per impedire al cantante di continuare a divulgare la sua canzone "pro-pedofilia", altamente offensiva la dignità delle vittime di quella che possiamo chiamare un'aberrazione umana. Un "errore di natura" in grado di produrre infinito dolore nelle famiglie colpite. Un attentato all'innocenza e alla libertà di crescere con serenità.
Nell'esposto si chiede che il cantante non possa partecipare a trasmissioni televisive, nè a interviste sui diversi giornali cartacei o on-line. Si chiede inoltre che la canzone sia ritirata dal mercato. Tali richieste in virtù dell'articolo 3 della Convenzione sui Diritti dell'infanzia - uno dei principi fondamentali - secondo cui il superiore interesse del bambino deve essere considerato preminente in ogni iniziativa pubblica o privata, in ogni decisione, o provvedimento giuridico.
Barbara Benedettelli

