Il Ministro Maroni oggi, durante la presentazione del ddl sicurezza, parla dei City Angels. Un'associazione di volontari che noi sosteniamo da tempo e che vorremmo diventassero una realtà consolidata in tutto il territorio nazionale anche grazie alle sovvenzioni dello Stato.
Di seguito una mail che mi ha inviato qualche giorno fa l'ideatore Mario Furlan, qui pubblicata il 18 febbraio. E un link, che avevamo già inserito nell'indice di questo sito, per farvi conoscere queste meravigliose persone.
Di seguito una mail che mi ha inviato qualche giorno fa l'ideatore Mario Furlan, qui pubblicata il 18 febbraio. E un link, che avevamo già inserito nell'indice di questo sito, per farvi conoscere queste meravigliose persone.
Cara Barbara,
serve la certezza della pena. Chi commette reati che destano allarme sociale, a cominciare dallo stupro, deve stare in carcere. E deve starci a lungo, molto a lungo. Il lassismo da parte della magistratura comporta due pericoli: oltre al rischio di nuovi delitti da parte di criminali pregiudicati, anche una diffusione della xenofobia. Cioè della paura dello straniero (dal greco xenos, straniero, e fobia, paura). Questo perché la maggior parte degli stupri sono commessi da immigrati. E perché noi italiani non siamo ancora abituati ad essere un paese multietnico.
Nei giorni successivi ho ricevuto parecchie mail (a mario@mariofurlan.com). Tutte con un messaggio chiaro e forte: i delinquenti, in primis gli stupratori, devono essere sbattuti in galera. E bisogna buttare via la chiave. Alcune con una sfumatura inquietante: i clandestini (per alcuni addirittura gli immigrati) sono una minaccia, mandiamoli via.
Queste mail non fanno che rinsaldare le mie convinzioni. Riassumibili in questi due punti:
1) Se i delinquenti non vengono puniti in modo esemplare, e al loro rilascio non si è arcisicuri che non saranno più un pericolo, torneranno a delinquere. Come si fa ad avere questa certezza? Innanzitutto devono avere un lavoro stabile. Chi di loro non è in grado di mantenersi con un lavoro lo farà nell’unico modo che conosce: con azioni criminali. E chi è abituato a rubare, rapinare, picchiare non si fa tanti scrupoli a stuprare;
2) Gli immigrati che delinquono danneggiano in primis il loro gruppo etnico: generalizzare (“I rumeni sono ladri e stupratori!”) diventa fin troppo facile. Per questo insieme alla certezza della pena, e alla tutela delle potenziali vittime, ci vuole una massiccia campagna antixenofoba. Mi piace molto quella che vede coinvolti i rumeni: sui poster si vedono uomini e donne sorridenti che lavorano come muratori, badanti, imprenditori… E sarebbe altresì utile che le comunità etniche facessero sentire la loro voce di condanna contro chi tra loro li infanga. Un po’ come ha fatto il Papa nei confronti dei preti pedofili: li ha duramente stigmatizzati. E ha chiesto scusa alle vittime. Perché le associazioni etniche non fanno altrettanto? Sarebbe un gesto importante, che susciterebbe molta simpatia da parte degli italiani. E contribuirebbe a dissolvere lo spettro del razzismo.
Invece la certezza della pena sembra a volte una chimera. Mi sono scandalizzato leggendo che il clandestino tunisino che ha stuprato una quindicenne a Bologna era già stato arrestato e liberato due volte in dieci mesi. La prima volta per violazione della legge sull’immigrazione (vabbè, non è un reato grave); la seconda, però, per spaccio di eroina (e questo è gravissimo). Mi auguro che il giudice che l’ha liberato la seconda volta ora si senta rimordere la coscienza.
Mario Furlan

